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Matteo Bertocchi DiMatteo Bertocchi

Modalità di accesso allo studio dal 18 maggio 2020

In ottemperanza ai provvedimenti nazionali e regionali in materia di tutela della salute, lo studio adotta le seguenti modalità di accesso:

  1. L’accesso è consentito solo previo appuntamento;
  2. Potranno fare ingresso solamente le persone che sono state convocate;
  3. È richiesto il rispetto dell’orario concordato per consentire il distanziamento tra un appuntamento ed il successivo;
  4. Chiunque acceda deve indossare mascherina e guanti protettivi (strumenti che all’occorrenza verranno forniti dallo studio);
  5. All’ingresso nello studio, le mani (o i guanti) dovranno essere igienizzati con apposito gel a disposizione;
  6. Dovrà essere mantenuta una distanza minima di 1,5 mt tra le persone; ogni saluto dovrà avvenire a distanza;
  7. Non potranno accedere all’ufficio persone che presentano febbre sopra i 37,5, raffreddore, tosse o altri sintomi influenzali; la temperatura sarà controllata con termoscanner;
  8. Non potranno accedere all’ufficio soggetti che hanno avuto contatti con persone positive al Covid 19 negli ultimi 14 giorni; all’uopo verrà richiesta la sottoscrizione di apposita dichiarazione;
  9. Chi accede si impegna a rispettare tutte le disposizioni previste dalle Autorità e dai vari protocolli;
  10. Chi accede si impegna a informare tempestivamente il personale dell’ufficio di qualsiasi sintomo durante l’appuntamento.

Vi ringraziamo per la collaborazione.

Matteo Bertocchi DiMatteo Bertocchi

La “fase 2” presso il Tribunale di Bergamo

I dirigenti degli Uffici Giudiziari del circondario di Bergamo hanno emesso una serie di provvedimenti relativi alla trattazione delle cause ed all’accesso alle Cancellerie durante la seconda fase dell’emergenza sanitaria.

Di seguito i collegamenti ai vari provvedimenti.

Disposizioni relative agli Uffici del Tribunale

Disposizioni relative agli Uffici della Procura della Repubblica

Disposizioni relative agli Uffici del Giudice di Pace

Disposizioni relative agli Ufficiali Giudiziari

Matteo Bertocchi DiMatteo Bertocchi

Riapertura dei locali dello studio

L’ufficio riapre.

Il nostro team, che non si è mai fermato, continuerà principalmente ad operare da remoto.

Tuttavia gli appuntamenti urgenti che non potessero essere svolti a distanza, si terranno nei locali dello studio e, con l’imminente riapertura dei Tribunali, riprenderanno gli accessi indifferibili alle Cancellerie.

Gli ambienti di lavoro sono stati sanificati con detergenti disinfettanti a base di cloro e alcol.
Ogni membro dello studio provvederà, inoltre, alla pulizia della propria postazione all’inizio e alla fine dell’utilizzo della stessa.

All’interno dello studio saranno utilizzati i necessari DPI (mascherine e guanti).

La conformazione degli uffici e della sala riunioni garantisce, comunque, il rispetto delle distanze di sicurezza.

All’ingresso sono a disposizione gel disinfettante e, all’occorrenza, i necessari DPI.

Daiana Chiappa DiDaiana Chiappa

Settore Giustizia e D.L. 23/2020

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, il decreto legge n. 23 dell’8 aprile 2020 con misure urgenti in materia di accesso al credito e di adempimenti fiscali per le imprese, di poteri speciali nei settori strategici, nonché interventi in materia di salute e lavoro, di proroga di termini amministrativi e processuali.

Nello specifico, le parti del decreto relative al settore giustizia sono gli articoli 5, 10, 29, 36 e 37 anticipando che la sospensione dei termini è stata prorogata fino all’11 maggio 2020.

1) Codice della Crisi d’Impresa e dell’insolvenza (decreto legislativo 12.01.2019 n. 14): con l’articolo 5 viene posticipata al 1 settembre 2021 l’entrata in vigore del Codice della Crisi d’Impresa e dell’insolvenza (decreto legislativo 12.01.2019 n. 14).

2) Ricorsi e richieste per la dichiarazione di fallimento e dello stato di insolvenza: il decreto (articolo 10) dispone la improcedibilità di tutti i ricorsi ai sensi degli articoli 15 e 195 del regio decreto 16.3.42 n. 267 e dell’articolo 3 del decreto legislativo 8 luglio 1999 n. 270, depositati nel periodo 9 marzo 2020 ed il 30 giugno 2020.

3) Processo Tributario: il decreto dispone (art. 29) per il processo tributario, anche per le parti che si siano costituite in giudizio mediante deposito tradizionale in cancelleria, l’obbligo della notifica telematica e del deposito telematico di tutti gli atti successivi; si ricorda che, prima di tale norma, il processo tributario telematico (PTT) era obbligatorio per i soli giudizi instaurati, in primo e secondo grado, con ricorso / appello notificato a partire dal 1° luglio 2019.

Nello stesso articolo, al comma II, si stabilisce che gli uffici giudiziari, in caso di omesso o parziale pagamento del contributo unificato, potranno procedere alla notifica degli atti sanzionatori anche tramite PEC, nel domicilio eletto o, in caso di mancata elezione del domicilio, la notifica potrà avvenire mediante deposito presso l’ufficio ed inoltre anche per il processo tributario, la sospensione dei termini viene prorogata all’11 maggio 2020 ex art. 36 del decreto in esame.

4) Termini processuali in materia di giustizia civile, penale, amministrativa, contabile, tributaria e militare: l’articolo 36 del decreto legge in esame, proroga fino al giorno 11 maggio 2020 la sospensione dei termini così come disposta, dall’art. 83 commi 1 e 2, del decreto legge 17 marzo 2020 n. 18, originariamente fissata fino al 15 aprile 2020.

Tale disposizione però non si applica ai procedimenti penali in cui i termini dell’art. 304 del codice di procedura penale, scadono nei sei mesi successivi all’11 maggio 2020.

Nel processo amministrativo sono ulteriormente sospesi, dal 16 aprile al 3 maggio 2020 inclusi, esclusivamente i termini per la notificazione dei ricorsi, fermo restando quanto previsto dall’art. 54 comma 3, dello stesso codice.

La proroga si applica anche a tutte le funzioni e attività della Corte dei Conti, così come elencate dal decreto legge 17.3.2020 n. 18 all’articolo 85.

5) Termine dei procedimenti amministrativi e dell’efficacia degli atti amministrativi in scadenza: l’’articolo 37 del decreto legge prevede poi che anche il termine già fissato dal DL 17.3.2020 n. 18 ai commi 1 e 5 dell’art. 103, viene prorogato dal 15 aprile 2020 al 15 maggio 2020.

Matteo Bertocchi DiMatteo Bertocchi

Soggiorno presso conoscenti. Possibile il rientro presso la propria residenza?

Il caso: una persona si trova ospite presso conoscenti in un’altra regione all’entrata in vigore delle misure restrittive della libera circolazione e chiede se può fare rientro alla propria residenza, in provincia di Bergamo

Il D.P.C.M. 22.03.2020, all’art. 1 comma I lett. b), prevede che sia “fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso rispetto a quello in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute; conseguentemente all’articolo 1, comma 1, lettera a), del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 marzo 2020 le parole «. E’ consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza» sono soppresse“.

Dal 22.03.2020, sono quindi state soppresse le parole “E’ consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza” dall’art. 1 comma I lett. a) del D.P.C.M. 08.03.2020.

Per tale ragione non è più possibile il rientro “libero” alla propria abitazione, fatto in ogni caso salvo il caso di “assoluta urgenza”.

Al riguardo, preciso che sul sito internet del Governo, nella sezione “Decreto #IoRestoaCasa, domande frequenti sulle misure adottate dal Governo” (http://www.governo.it/it/faq-iorestoacasa) è indicato espressamente, nella sezione “Spostamenti” alla domanda “Chi si trova fuori dal proprio domicilio, abitazione o residenza potrà rientrarvi?”: “È considerata un’assoluta urgenza il rientro a casa propria di chi non ha un’abitazione nel comune dove si trovava a titolo temporaneo (ad esempio per lavoro) il 22 marzo”.

Se da un lato la circostanza che vi sia una tale indicazione sul sito internet del Governo non ha rilevanza giuridica, cioè non vale quale “interpretazione autentica” in senso stretto, ovviamente ha un certo rilievo ai fini della tutela dell’affidamento circa la fonte da cui una tale comunicazione proviene.

Ciò significa che è sostenibile la necessità del rientro presso la residenza, posto che il soggiorno presso i conoscenti avveniva a mero titolo di ospitalità.

Oltre a ciò, qualora vi fossero necessità lavorative, per le quali il soggetto potrebbe trarre giovamento dal rientro, anche tale aspetto potrebbe essere considerato.

Da ultimo rilevo che, a far data dal 26 marzo 2020, per la previsione dell’art. 4 comma I del D.L. 19 del 25.03.2020, “il mancato rispetto delle misure di contenimento di cui all’articolo 1, comma 2, individuate e applicate con i provvedimenti adottati ai sensi dell’articolo 2, comma 1, ovvero dell’articolo 3, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 400 a euro 3.000 e non si applicano le sanzioni contravvenzionali previste dall’articolo 650 del codice penale o da ogni altra disposizione di legge attributiva di poteri per ragioni di sanita’, di cui all’articolo 3, comma 3“.

Ciò significa che la violazione dell’obbligo di spostarsi dal comune nel quale ci si trova, salvo che il fatto costituisca diverso reato, è punita esclusivamente con una sanzione amministrativa di € 400 (solitamente la sanzione comminata è quella minima edittale, fatta salva la presenza di fatti gravi o “circostanze aggravanti“, ad esempio l’uso di un veicolo che comporta un aumento della sanzione di un terzo).

Oltretutto, a tale sanzione, irrogata dal Prefetto, si applicano i commi 1, 2 e 2.1 dell’articolo 202 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, in materia di pagamento in misura ridotta.

Ciò significa che l’importo della sanzione è ridotto del 30% se il pagamento è effettuato entro cinque giorni dalla contestazione o dalla notificazione.

Quanto sin qui consente di trarre le seguenti conclusioni:

– il rientro potrebbe essere giustificato;

– ove non lo fosse, la sanzione prevista – se pagata tempestivamente – potrebbe ammontare ad € 280 e non avrebbe rilevanza penale;

– in ogni caso è necessario il rispetto delle modalità di circolazione (DPI e Droplet).

Daiana Chiappa DiDaiana Chiappa

emergenza Covid-19: sospese le visite del genitore non collocatario se residente in comune diverso.

Contrariamente a quanto in precedenza deciso dal Tribunale di Milano lo scorso 11.03.2020, il Tribunale di Bari con un provvedimento emesso inaudita altera parte, in accoglimento di apposita istanza ha sospeso gli incontri tra il padre ed il figlio minore, collocato presso la madre e residente in un comune diverso da quello di residenza paterna.

Ha osservato il Tribunale come le misure restrittive adottate dal Governo per contrastare l’epidemia da Coronavirus (da ultimo D.P.C.M. del 22.03.2020) abbiano lo scopo di limitare i movimenti sul territorio, con conseguente sacrificio di tutti i cittadini compresi genitori e figli.

Orbene, ad avviso del giudice barese non è possibile verificare se il minore, durante l’incontro con l’altro genitore, sia stato esposto a rischio sanitario: questo costituisce, pertanto, un pericolo per coloro che il minore stesso ritroverà al rientro presso l’abitazione del genitore collocatario; ed inoltre nell’attuale momento storico, il diritto – dovere dei genitori e dei minori di incontrarsi è subordinato rispetto alle limitazioni alla circolazione delle persone, imposte per ragioni sanitarie.

Per tali ragioni è stato ritenuto necessario interrompere gli incontri padre – figlio, disponendo che il diritto di visita venisse esercitato soltanto con modalità a distanza (video chiamata) secondo il calendario già stabilito.

In buona sostanza dalla disamina del provvedimento in esame emerge una rigida lettura e applicazione dell’art. 1, lett. b) del D.P.C.M. 22 Marzo 2020, secondo cui “è fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso rispetto a quello in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute”.

Ne deriva, quindi, che l’esercizio del diritto di visita (fatta eccezione per i casi di “assoluta urgenza”, tali da giustificare lo spostamento del genitore verso il figlio, o viceversa, in un comune diverso da quello in cui attualmente si trovano), non pare potersi ricondurre ad alcuna delle ipotesi eccezionali sopra indicate.

Benché sul sul sito istituzionale governo.it (aggiornato al 28 Marzo 2020), alla sezione FAQ si legge che “gli spostamenti per raggiungere i figli minorenni presso l’altro genitore o comunque presso l’affidatario, oppure per condurli presso di sé, sono consentiti, in ogni caso secondo le modalità previste dal giudice con i provvedimenti di separazione o divorzio”, questo andrebbe inteso ai soli spostamenti all’interno del medesimo comune, non essendo, invece, consentiti, salvo ipotesi eccezionali, spostamenti da un comune all’altro.

Come ricordato nell’introduzione del presente commento a conclusione difforme era, invece, pervenuto il Tribunale di Milano, con decreto dell’11 Marzo 2020, il quale però aveva interpretato la previsione vigente all’epoca ovvero l’art. 1, comma 1, lett. a), del D.P.C.M. 8 Marzo 2020 che è stata poi modificata dal successivo D.P.C.M. del 22 Marzo (applicato dal Tribunale di Bari) e che ha soppresso l’inciso “E’ consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza”.

In conclusione l’apparente difformità delle conclusioni assunte nei due provvedimenti giudiziali trova la sua ragione nelle diverse disposizioni normative applicate, le quali si sono succedute rapidamente nel tempo, in parallelo all’aggravarsi dell’emergenza sanitaria e all’inasprimento delle misure di “isolamento sociale”.

Daiana Chiappa DiDaiana Chiappa

Diritto di visita del genitore non collocatario ed emergenza Coronavirus

In questo delicato e surreale momento storico, connotato dalla emergenza sanitaria “Coronavirus”, il Governo ha emesso numerosi provvedimenti (da ultimo vedasi DPCM del 22 marzo 2020) aventi ad oggetto “misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull’intero territorio nazionale”.

In particolare la normativa impone di “evitare ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita dai territori di cui al presente articolo, nonché all’interno dei medesimi territori, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute. È consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza”.

Ci si chiede, quindi, con riferimento all’esercizio del diritto di visita del genitore non collocatario, se gli spostamenti dei genitori separati o divorziati, finalizzati a prendere e a riportare il figlio/i all’altro genitore, siano da considerarsi o meno spostamenti “necessari” e, dunque, siano o meno leciti, posto che i decreti menzionati nulla prevedono al riguardo.

Orbene, il Governo, sul sito istituzionale governo.it (sezione FAQ – Decreto #IoRestoaCasa, domande frequenti sulle misure adottate dal Governo), ha chiarito che “gli spostamenti per raggiungere i figli minorenni presso l’altro genitore o comunque presso l’affidatario, oppure per condurli presso di sé, sono consentiti, in ogni caso secondo le modalità previste dal giudice con i provvedimenti di separazione o divorzio.

Alla luce del chiarimento sopra riportato, si può dunque affermare che il diritto di visita è consentito dai decreti ministeriali del 9-11 e 22 marzo 2020, rientrando nelle “situazioni di necessità” ivi previste.

Il quesito in esame trova, quindi, risposta positiva, ed infatti:

  1. il DPCM 22 marzo 2020, non preclude l’attuazione delle disposizioni di affido e collocamento dei minori e consente gli spostamenti finalizzati a rientri presso la residenza o il domicilio, cosicché nessuna “chiusura” di ambiti regionali può giustificare violazioni di provvedimenti di separazione o divorzio vigenti;
  2. le FAQ della Presidenza del CDM pubblicate sul sito hanno precisato che gli spostamenti «per raggiungere i figli minori presso l’altro genitore o presso l’affidatario sono sempre consentiti, in ogni caso secondo le modalità previste dal giudice con i provvedimenti di separazione e divorzio».

Pacifico che il genitore che esercita il diritto di visita deve farlo responsabilmente, nel rispetto della normativa vigente ed evitando di esporre i minori a rischi di contagio: quindi, per esempio, trasportando i figli con mezzi idonei, non mettendoli in contatto con terze persone e adottando tutte le cautele che l’attuale emergenza sanitaria richiede.

Matteo Bertocchi DiMatteo Bertocchi

Sospensione dei termini processuali e rinvio delle udienze per l’emergenza sanitaria

L’art. 83 D.L. 18 del 17.03.2020 detta nuove misure urgenti per contrastare l’emergenza epidemiologica da COVID-19 e contenerne gli effetti in materia di giustizia civile, penale, tributaria e militare.

La norma divide l’emergenza in due fasi temporali:

  • A) dal 9 marzo al 15 aprile: blocco totale delle udienze (con alcune eccezioni);
  • B) dal 16 aprile al 30 giugno: gestione discrezionale dell’emergenza rimessa ai singoli Uffici Giudiziari.

Cosa succede nel periodo A (9 marzo – 15 aprile)

Tutte le udienze sono rinviate d’ufficio a data successiva al 15 aprile.

Tutti i termini per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti civili e penali, nonché per la mediazione e la negoziazione assistita sono sospesi per l’intera durata del periodo (37 giorni).

Nel caso il termine scada o abbia inizio durante il predetto periodo, esso è differito alla fine del periodo di sospensione, analogamente a quanto accade con la sospensione feriale dei termini ogni anno dal 1° al 31 agosto.

Nel caso di termini computati a ritroso (es.: c’è un’udienza fissata per il 24 aprile e la parte convenuta ha termine fino a 30 giorni prima per costituirsi), l’udienza fissata deve essere differita per consentire il rispetto dei termini.

Vi sono delle eccezioni che riguardano le cause urgenti ed inderogabili, per le quali può essere disposto lo svolgimento delle udienze con collegamento da remoto.

E’ prevista la sospensione della decorrenza dei termini di prescrizione e decadenza per i diritti che possono essere esercitati solo con la presentazione di domanda giudiziale.

E’ previsto il blocco di tutte le procedure di licenziamento per motivi oggettivi; prudenzialmente si suggerisce di operare l’impugnazione stragiudiziale obbligatoria con il rispetto dei termini (che potrebbero essere ritenuti non sospesi).

Tutti gli atti giudiziari devono essere depositati telematicamente.

Cosa succede nel periodo B (16 aprile – 30 giugno)

I capi degli Uffici Giudiziari, sentita l’autorità sanitaria regionale ed il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, adottano le misure organizzative necessarie ad assicurare la trattazione degli affari giudiziari senza assembramenti e contatti ravvicinati.

Quindi, potranno essere disposte:

  • limitazioni negli accessi agli Uggiai Giudiziari;
  • limitazioni degli orari d’apertura degli Uffici;
  • regolamentazione dell’accesso mediante prenotazione;
  • celebrazione delle udienze penali a porte chiuse;
  • celebrazione delle udienze civili con collegamento da remoto;
  • possibilità di rinvio delle udienze a data successiva al 30 giugno;
  • possibilità di trattazione scritta in sostituzione dell’udienza.
Matteo Bertocchi DiMatteo Bertocchi

Sospensione dei termini giudiziari e rinvio delle udienze

Con D.L. n. 11 del 08.03.2020, viene disposta la sospensione dei termini processuali dal 09.03.2020 al 22.03.2020 e contestualmente il rinvio d’ufficio di tutte le udienze (ad eccezione di quelle urgenti ed indifferibili) a data successiva al 22 marzo 2020.

Matteo Bertocchi DiMatteo Bertocchi

Organizzazione dello studio durante il periodo di restrizioni per l’emergenza sanitaria

Alla luce dell’entrata in vigore del DPCM 08.03.20 ed in attesa dell’estensione al nostro circondario delle previsioni di cui all’art. 10 D.L. 9/20 ovvero dell’adozione di idoneo provvedimento da parte del Presidente del Tribunale di Bergamo,

si comunica che:

  • lo studio adotta esclusivamente la modalità lavorativa a distanza in conformità all’art. 1 lett. q del predetto DPCM;
  • tutti gli appuntamenti fissati si terranno in videoconferenza o in modalità telefonica;
  • ai sensi dell’art. 2 lettera s) del predetto DPCM, il personale dipendente dello studio fruirà – fatta salva l’eventualità della malattia – di ferie dal 09.03.20 al 03.04.20, ad eccezione del lunedì mattina per la pianificata riunione settimanale, che sarà svolta in videoconferenza, dalle ore 09:30 al termine della stessa e di eventuali altre necessità che saranno comunicate tempestivamente;
  • in difetto di ulteriori provvedimenti del Presidente del Tribunale, lo studio formulerà istanza per la trattazione delle udienze in videoconferenza ovvero aderirà all’astensione dalle udienze proclamata dall’Organismo Congressuale Forense;
  • in difetto di apposito provvedimento normativo o regolamentare, le uniche udienze che si svolgereanno regolarmente saranno quelle ritenute “prestazioni indispensabili” ai sensi degli artt. 4 e 5 del Codice di Autoregolamentazione delle astensioni dalle udienze degli Avvocati;
  • tutte le telefonate, i messaggi e le e-mail saranno regolarmente riscontrati;
  • l’attività di consulenza, l’attività stragiudiziale e quella di redazione e deposito degli atti giudiziari proseguirà regolarmente.
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