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Il nostro team offre assistenza e consulenza ai soci ed agli amministratori di società di persone e di capitali nelle seguenti questioni:

  • Corporate governance
  • Patti parasociali
  • Contrattualistica societaria
  • Rapporti con intermediari finanziari
  • Esportazioni e commerci internazionali
  • Arbitrato societario

L’intera attività è accompagnata da una costante e tempestiva informativa al Cliente e dall’immediato inoltro al medesimo della corrispondenza ricevuta.

Bergamo Legal offre sempre, inoltre, consulenza ed assistenza al Cliente presso lo Studio, telefonicamente o in videoconferenza.

Assistiamo chiunque abbia subito un danno ingiusto, patrimoniale o meno, da una condotta illecita altrui, e ne chieda il risarcimento, ricorrendo, eventualmente, alla Giustizia per far valere i propri diritti.

Il risarcimento è il ristoro dovuto a chi subisce un danno di natura patrimoniale o non patrimoniale e la “lesione” può nascere da una condotta illecita extracontrattuale o contrattuale.

Responsabilità extracontrattuale

Nel nostro ordinamento vige il principio del neminem laedere il quale prevede che ciascuno deve comportarsi in modo da non recare pregiudizio agli altri.

Questo principio è contemplato dall’art. 2043 C.C. che disciplina l’illecito extracontrattuale ed è applicabile nei casi in cui un soggetto viola una regola di civile convivenza tenendo una condotta scorretta, intenzionale o dettata da scarsa attenzione e coscienza crea un danno altrui.

L’illecito civile è strutturalmente composto da una condotta materiale antigiuridica dolosa o colposa, un nesso di causa e un danno ingiusto.

Gli elementi che ne derivano sono:

  • condotta antigiuridica: l’illecito civile si configura quindi nel momento in cui si viola una norma civilistica. Trattasi di un illecito atipico, poiché comprende tutti i casi in cui una condotta intenzionale o colposa lieve o grave, attiva od omissiva, causa un danno;
  • nesso di causalità: un soggetto tuttavia è responsabile dell’obbligo risarcitorio solo se la sua condotta è ricollegabile causalmente all’evento dannoso;
  • danno ingiusto: la norma dispone: “Qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che lo ha commesso a risarcire il danno.” L’ingiustizia può essere fatta valere dalla parte che ha subito il danno ogni volta in cui è frutto di una condotta contraria alla legge.

Responsabilità contrattuale

La disciplina civilistica prevede il risarcimento del danno anche in caso di violazione degli obblighi contrattuali. La responsabilità contrattuale si configura nel caso in cui il soggetto obbligato non adempie l’obbligazione prevista dall’accordo intercorso, ma anche in presenza di un adempimento inesatto o tardivo.
Fonti dell’obbligo contrattuale non sono solo i contratti.

Le fonti sono infatti tipiche (contratti) e atipiche (legge, arricchimento senza causa, promesse unilaterali, contatto sociale, gestione di affari, pagamento dell’indebito e qualunque altro atto o fatto idoneo). Il debitore nell’adempiere l’obbligazione contrattuale deve uniformarsi alla condotta del buon padre di famiglia, mentre in caso di comportamento negligente è responsabile per colpa e deve risarcire il danno. Questo in linea generale.

In caso di obbligazioni derivanti dallo svolgimento di attività professionale infatti il grado di diligenza richiesta deve essere commisurato al tipo di prestazione ed è pertanto è superiore a quella media del pater familias.

Il risarcimento e l’indennizzo

Contrariamente al risarcimento del danno, dovuto in caso di condotte illecite, l’indennizzo è previsto al di fuori di comportamenti che si pongono in contrasto con l’ordinamento. In queste situazioni la legge prevede che venga riconosciuto al soggetto leso un importo in grado di riequilibrare una situazione che presenta il solo rischio di diventare illecita.

Inoltre, mentre il risarcimento ha la finalità di ripristinare la situazione preesistente al danno, l’indennizzo ha una mera funzione riparatoria, che non è necessariamente commisurata al pregiudizio (art. 2045 c.c.: se un soggetto tiene una condotta pregiudizievole per la necessità di salvare se stesso o altri dal pericolo di un danno grave e inevitabile, al danneggiato spetta un indennizzo a titolo di equa riparazione, la cui entità è rimessa all’apprezzamento del Giudice).

Il risarcimento del danno non patrimoniale

Le sentenze gemelle S.U. n. 26972 – 26973 – 26974 – 26975/ 2008, hanno chiarito definitivamente quali sono le voci risarcibili di cui è possibile chiedere il ristoro in caso di danno (lesioni) alla persona.

Sinteticamente il contenuto è il seguente: “La categoria del danno non patrimoniale attiene ad ipotesi di lesione di interessi inerenti alla persona, non connotati da rilevanza economica o da valore scambio ed aventi natura composita, articolandosi in una serie di aspetti (o voci) con funzione meramente descrittiva (danno alla vita di relazione, danno esistenziale, danno biologico, ecc.); ove essi ricorrano cumulativamente occorre, quindi, tenerne conto, in sede di liquidazione del danno, in modo unitario, al fine di evitare duplicazioni risarcitorie, fermo restando, l’obbligo del giudice di considerare tutte le peculiari modalità di atteggiarsi del danno non patrimoniale nel singolo caso, mediante la personalizzazione della liquidazione (Cass. n. 21716/2013; n. 1361/2014; S.U. n. 26972/2008).

Non è, pertanto, ammissibile nel nostro ordinamento l’autonoma categoria del “danno esistenziale” in quanto tutti i pregiudizi di carattere non economico, concretamente patiti dalla vittima, rientrano nell’unica fattispecie del “danno non patrimoniale” di cui all’art. 2059 c.c.

Tale danno, infatti, in base ad una interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 2059 c.c., costituisce una categoria ampia, comprensiva non solo del c.d. danno morale soggettivo, ma anche di ogni ipotesi in cui si verifichi un’ingiusta lesione di un valore inerente alla persona, dalla quale consegua un pregiudizio non suscettibile di valutazione economica, purché la lesione dell’interesse superi una soglia minima di tollerabilità (giacché il dovere di solidarietà di cui all’art. 2 Cost. impone di tollerare le intrusioni minime nella propria sfera personale, derivanti dalla convivenza) e purché il danno non sia futile e, cioè, non consista in meri disagi o fastidi (Cass. n. 26972/2008; n. 4053/2009).

Alla luce della bi-polarità tra danno patrimoniale (art. 2043 c.c.) e danno non patrimoniale (art. 2059 c.c.), si ritiene, infine, che quest’ultimo debba essere risarcito non solo nei casi previsti dalla legge ordinaria, ma anche ove ricorra la lesione di valori della persona costituzionalmente protetti cui va riconosciuta la tutela minima risarcitoria (Cass. n. 15022/2005).

Ne emerge che il danno non patrimoniale comprende le categorie descrittive del biologico, morale ed esistenziale, che non rappresentano pertanto voci distinte e autonome.

Risarcimento del danno patrimoniale

Il danno patrimoniale si verifica ogni volta in cui un soggetto subisce ripercussioni negative sul patrimonio a causa di un inadempimento contrattuale o un illecito extracontrattuale.

I criteri per determinarlo sono stabiliti dagli artt. 1223, 1226 e 2056 C.C. e le voci che lo compongono sono: il danno emergente (ovvero attuale e immediato che si realizza con la diminuzione delle sostanze patrimoniali, come a mero titolo esemplificativo le spese mediche per un intervento correttivo dopo una prestazione errata, spese di riparazione dell’automobile cagionate da un sinistro stradale); ed il lucro cessante (danno futuro che si manifesta attraverso il mancato guadagno e la perdita di future opportunità lavorative).

Alcune fattispecie frequenti

La procedura di NEGOZIAZIONE ASSISTITA è stata introdotta dal D.L. 12 settembre 2014 n. 132 convertito in L. 10 novembre 2014 n. 162.

Unitamente al trasferimento in sede arbitrale dei procedimenti pendenti, la nuova procedura di negoziazione assistita mira, nelle intenzioni della riforma, a portare fuori i contenziosi dalle aule dei tribunali, bloccando a monte l’afflusso dei processi costituendo un’alternativa stragiudiziale all’ordinaria risoluzione dei conflitti.
Si tratta di un accordo col quale le parti, assistite da uno o più avvocati, convengono di cooperare in buona fede e con lealtà per risolvere in via amichevole una controversia.
La procedura di negoziazione assistita può essere utilizzata, in alternativa alla giurisdizione ordinaria, per qualsiasi tipo di controversia purché si verta in materia di diritti disponibili.
L’esperimento della negoziazione assistita è condizione di procedibilità della domanda giudiziale di risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti e di pagamento a qualsiasi titolo di somme non eccedenti gli € 50.000,00=, ove non si tratti di uno dei casi di cui all’art. 5 comma 1-bis del d.lgs 28/2010 (mediazione).

La parte che sceglie di affidarsi alla nuova procedura invia alla controparte, tramite il proprio legale, invito a stipulare la convenzione di negoziazione: tale invito deve essere debitamente sottoscritto e indicare l’oggetto della controversia e l’avvertimento che in caso di mancata risposta entro trenta (30) giorni o di rifiuto ciò costituirà motivo di valutazione da parte del giudice ai fini dell’addebito delle spese di giudizio, della condanna al risarcimento per lite temeraria ex art. 96 c.p.c. e di esecuzione provvisoria ex art. 642 c.p.c.

Altro effetto principale, decorrente dalla comunicazione dell’invito, è quello di interrompere il decorso della prescrizione (analogamente all’ordinaria domanda giudiziale) e la decadenza; quest’ultima però è impedita per una sola volta e, in caso di rifiuto, mancata accettazione dell’invito o mancato accordo, da questo momento ricomincia a decorrere il termine per la proposizione della domanda giudiziale.

Se l’invito è accettato, si perviene allo svolgimento della negoziazione vera e propria, la quale può avere esito positivo o negativo. In quest’ultimo caso, gli avvocati designati dovranno redigere la dichiarazione di mancato accordo. Nel primo caso, invece, quando l’accordo è raggiunto, lo stesso deve essere sottoscritto dalle parti e dagli avvocati che le assistono che certificano sia l’autografia delle firme che la conformità alle norme imperative e all’ordine pubblico.

L’accordo che compone la controversia costituisce titolo esecutivo e per l’iscrizione di ipoteca giudiziale.

Le ipotesi di mediazione obbligatoria sono oggi identificate dall’art. 5, comma 1-bis, d.lgs. n. 28 del 2010 e riguardano le controversie vertenti in materia di:

  • condominio;
  • diritti reali;
  • divisione;
  • successioni ereditarie;
  • patti di famiglia;
  • locazione;
  • comodato;
  • affitto di aziende;
  • risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e sanitaria;
  • risarcimento del danno derivante da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità;
  • contratti assicurativi, bancari e finanziari.

Per dette controversie (salvo le esclusioni previste ex lege) vige pertanto la regola della condizione di procedibilità della domanda di mediazione introdotta dal richiamato art. 5, comma 1-bis d.lgs. n. 28 del 2010.

Dalla lettura dell’elenco fornito dalla norma in commento, nonché dei criteri guida riportati nella relazione illustrativa al d.lgs. n. 28 del 2010 cui si è ispirato il legislatore delegato del 2010, appare evidente come non sia del tutto agevole definire, in concreto, l’ambito di applicazione della mediazione obbligatoria: l’elenco fornito, infatti, individua solo in modo generico le controversie assoggettate alla disciplina della mediazione obbligatoria, lasciando all’interprete il compito di comprendere se la singola controversia oggetto d’indagine sia riconducibile o meno all’interno del catalogo fornito dalla norma in questione.

La portata pratica della questione è evidente, se si pensa che, considerando una singola controversia rientrante all’interno del novero delle materie elencate dal richiamato art. 5, comma 1-bis, questa dovrà essere assoggettata al previo esperimento del procedimento di mediazione a pena dell’improcedibilità della domanda.

Pertanto, sin nella fase precedente all’eventuale pianificazione di qualunque strategia processuale, è fondamentale indagare in ordine alla circostanza se alla controversia in questione si applica o meno la disciplina della mediazione obbligatoria; ciò anche al fine di valutare (con consapevolezza) e comparare tempi, costi, obblighi (e sanzioni) relativamente al ventaglio di azioni giudiziarie ed extra-giudiziarie a disposizione (peraltro, i costi di un procedimento di mediazione variano, a volte anche sensibilmente, a seconda che si tratti di mediazione obbligatoria o meno).

Occorre dunque identificare dei parametri interpretativi da utilizzare al fine di stabilire se la controversia di volta in volta considerata sia da considerarsi compresa o esclusa dalla disciplina della mediazione obbligatoria; parametri che, si ritiene, potranno essere forniti dalla combinata analisi delle disposizioni dettate in tema di mediazione obbligatoria e dalla ratio sottesa alla relativa disciplina (così come dai criteri criteri-guida seguiti dal legislatore delegato del 2010 per la scelta delle materie da assoggettare alla mediazione obbligatoria), dai principi generali di diritto processuale civile, nonché dai principi generali delle singole materie considerate.

Difatti, sebbene il processo ordinario sia altro rispetto al procedimento di mediazione ed entrambi conservino una propria autonoma identità, è indubbio che la mediazione obbligatoria influenzi fortemente le sorti del successivo (eventuale) processo giudiziario.

Basti infatti rilevare che:

  • il procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda;
  • la mancata adesione delle parti alla proposta di accordo del mediatore determina notevoli conseguenze in ordine alle spese processuali (art. 13, d.lgs. n. 28 del 2010);
  • dalla mancata partecipazione al procedimento di mediazione senza giustificato motivo il giudice potrà desumere argomenti di prova nel successivo giudizio ai sensi dell’art. 116, comma 2, c.p.c. (art. 8, comma 4-bis, d.lgs. n. 28 del 2010);
  • la mediazione consiste in una modalità di risoluzione delle controversie alternativa (e complementare) al modello giurisdizionale ed incide sui diritti sostanziali (e processuali) della parte.

La disciplina della mediazione civile, pertanto, non va analizzata come un qualcosa a sé stante ed avulso dal contesto nel quale opera. Va invece studiata, ed interpretata, alla luce del quadro giuridico nella quale si colloca: la mediazione è parte del complessivo sistema di gestione dei conflitti civili, con la conseguenza che utili parametri interpretativi possono spesso essere forniti – con le dovute precauzioni – proprio dalle norme e dai principi generali del processo civile, specie con riferimento a quelle tematiche di maggiore contatto tra procedimento di mediazione e processo civile, come ad esempio, appunto, la questione dell’improcedibilità.

Per poteri considerare rispettata la richiamata condizione di procedibilità si considera occorre considerare i seguenti aspetti.

  1. Difesa tecnica obbligatoria: il nuovo art. 1-bis, art. 5 d.lgs. n. 28 del 2010 dispone che “chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa a una controversia in materia di condominio è tenuto, assistito dall’avvocato, preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione ai sensi del presente decreto (…)”.
  2. Competenza territoriale degli organismi di mediazione: il nuovo art. 4, comma 1, d.lgs. n. 28 del 2010 dispone oggi, in seguito alla riforma del 2013, che la domanda di mediazione va presentata mediante deposito di un’istanza presso un “organismo nel luogo del giudice territorialmente competente per la controversia”.
  3. Elementi essenziali dell’istanza di mediazione: a norma dell’art. 4, comma 2, d.lgs. n. 28 del 2010, la domanda di mediazione è presentata mediante deposito (presso un organismo di mediazione) di un’istanza che deve indicare l’organismo, le parti, l’oggetto e le ragioni della pretesa; tale previsione va letta in combinato disposto con la normativa dettata dall’art. 5, comma 1-bis in tema di mediazione obbligatoria, il quale prevede uno stringente collegamento tra processo civile (“azione”) e mediazione prevedendo (esperimento del procedimento di mediazione che inizia, come detto, col deposito dell’istanza di mediazione.

Di conseguenza, qualora l’istanza di mediazione sia totalmente vaga e non corrisponda alle richieste di cui in citazione, limitandosi la parte ad enunciare vagamente il proprio diritto ma senza precisare petitum non qualificando alcuna somma, essendo in tal modo l’atto di citazione difforme dalla preliminare richiesta, ci si trova di fronte ad una domanda totalmente diversa, per cui la stessa è sfornita di procedibilità.

Svolgimento del primo incontro di mediazione: il comma 2-bis del medesimo art. 5 d.lgs. n. 28 del 2010 (anch’esso inserito con la riforma del 2013) precisa che la condizione di procedibilità si considera avverata “se il primo incontro dinanzi al mediatore si conclude senza l’accordo”.

Al cd. primo incontro di mediazione di cui all’art. 8, comma 1, d.lgs. 28/2010, il mediatore è chiamato a: chiarire alle parti la funzione e le modalità di svolgimento della mediazione; invitare le parti (e i loro avvocati) a esprimersi sulla possibilità di iniziare la procedura di mediazione (e, nel caso positivo, procede con lo svolgimento).
In caso di esito positivo, il mediatore redigerà processo verbale di avvenuta conciliazione, al quale viene allegato il testo dell’accordo raggiunto dalle parti.

L’accordo sottoscritto dalle parti e dagli avvocati, che certificano la conformità dello stesso alle norme imperative ed all’ordine pubblico, costituisce titolo esecutivo, senza la necessità di omologa da parte del Tribunale.

Al contrario, qualora non si pervenisse ad un accordo, il mediatore redigerà processo verbale nel quale verrà fatta menzione dell’esito negativo del tentativo di mediazione.

Il c.d. diritto immobiliare è una branca trasversale del diritto che disciplina i rapporti che riguardano la proprietà immobiliare, gli altri diritti reali su beni immobili (usufrutto, servitù, ecc…) ed i contratti relativi a terreni e fabbricati.

Questo complesso di norme include una vasta gamma di diversi ambiti giuridici. Ad esempio, un immobile può avere destinazione residenziale o commerciale; può essere di proprietà di una persona ma utilizzato da un’altra in forza di diverse tipologie di contratto (comodato, locazione, ecc…) o per ragioni differenti (nuda proprietò e usufrutto). Gli immobili possono essere venduti e comprati oppure donati o conferiti in società. Infine vi sono anche le normative locali sulla disciplina del territorio da considerare e tutto il complesso normativo tributario sui beni immobili ed il sistema catastale.

L’assistenza legale nel corso delle transazioni immobiliare può essere utile nel momento in cui si rende necessaria una particolare contrattazione nell’ambito della compravendita (ad esempio quando la stessa avviene per la finalità di dividere un immobile in comunione) o allorquando vi sono specifiche controversie che si tenta di risolvere con un’operazione immobiliare o anche solo per la revisione di un preliminare di compravendita (si pensi all’ipotesi di cosa futura – bene in costruzione – o cosa altrui).

La pratica del diritto immobiliare riguarda quindi una variegata serie di questioni correlate, quali ad esempio:

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Il diritto di famiglia è una branca del diritto privato che disciplina i rapporti familiari in genere: parentela e affinità, matrimonio, i rapporti personali fra i coniugi, i rapporti patrimoniali nella famiglia, la filiazione, i rapporti fra genitori e figli, la separazione personale dei coniugi ed il divorzio.

La disciplina fondamentale è contenuta nel codice civile italiano, che dedica alla famiglia il primo libro, intitolato “Delle persone e della famiglia”, Titoli V, VI, VII, VIII, IX, IX-bis, X, XI, XII, XIII, XIV.

La maggior parte degli articoli che lo compongono hanno oggi (in seguito a numerose modifiche) un contenuto profondamente diverso da quello che avevano nel testo originario del 1942. La vera e propria “riforma del diritto di famiglia” è stata apportata dalla legge n. 151/1975, ma la materia, nel corso degli anni, subì altre modifiche: la legge n. 431/1967 integrò le norme del codice in tema di adozione e affido, che successivamente vennero riformati con la legge n. 184/1983 e con la legge 149/2001; nel 1970 venne introdotto il divorzio (legge n. 898/1970), la cui disciplina venne modificata nel 1987 (legge n. 74/1987); con la legge n. 121/1985 (legge che rese esecutivo l’accordo del 1984 che modificò il Concordato del 1929) venne modificata la disciplina del matrimonio concordatario; la legge n. 40/2004 regolamentò la procreazione assistita; la legge n. 54/2006, la cosiddetta legge sull’affidamento condiviso rivoluziona l’assetto dei rapporti genitori-figli così come disciplinato dal codice civile.

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Offriamo assistenza e consulenza nelle successioni ereditarie, in caso di lesione della legittima, impugnazione del testamento o di controversie sulla divisione del patrimonio ereditario.

Il nostro team offre assistenza e consulenza ai contribuenti nei procedimenti tributari di accertamento e nei giudizi tributari per l’impugnazione di atti impositivi.

A tale scopo alcuni dei servizi offerti dallo Studio sono:

  1. Consulenza al contribuente durante gli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate o della Guardia di Finanza;
  2. Collaborazione diretta con altri professionisti del cliente (Commercialista, Consulente del Lavoro, ecc…);
  3. Assistenza durante accessi, ispezioni e verifiche o convocazioni;
  4. Esame dei PVC (processi verbali di constatazione) e consulenza successiva;
  5. Redazione di memorie e osservazioni nel contenzioso endoprocedimentale;
  6. Impugnazione degli avvisi di accertamento illegittimi e delle cartelle di pagamento prescritte o viziate;
  7. Giudizi innanzi alla Corti di Giustizia Tributaria di primo e secondo grado;
  8. Giudizi innanzi al Tribunale per l’opposizione agli atti esecutivi tributari;
  9. Giudizi innanzi alla Suprema Corte di Cassazione.

L’intera attività è accompagnata da una costante e tempestiva informativa al Cliente e dall’immediato inoltro al medesimo della corrispondenza ricevuta.

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Il nostro team svolge la propria attività al servizio delle Società o degli Imprenditori che necessitino di assistenza nell’ambito di attività commerciali nelle seguenti materie:

  • Imprese
  • Aziende
  • Segni distintivi (ditta, marchio, brevetto)
  • Diritto d’autore
  • Concorrenza
  • Consorzi
  • Contratti (vendita, appalto, mandato, agenzia, mediazione)
  • Contratti bancari
  • Intermediazione finanziaria e mobiliare
  • Assicurazioni
  • Titoli di credito
  • Diritto internazionale privato
  • Contrattualistica societaria
  • Contrattualistica internazionale

A tale scopo alcuni dei servizi offerti dallo Studio sono:

  1. Assistenza al Cliente nella redazione di lettere di natura commerciale ed amministrativa (ad es. contestazioni di vizi e difetti, offerte commerciali contenenti particolari clausole, lettere di recesso, etc…);
  2. Redazione di diffide in materia di risarcimento danni o di altra natura;
  3. Disamina e redazione di contratti di natura civile e commerciale (contratti di appalto, di locazione immobiliare e finanziaria, compravendita, permuta, etc…);
  4. Redazione di pareri in materia civile, commerciale ed amministrativa;
  5. Assistenza e partecipazione ad eventuali riunioni o assemblee nelle quali sia convocato il cliente;
    Collaborazione diretta con altri professionisti del cliente;

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