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Relativamente ai vizi e difetti degli immobili acquistati direttamente dal costruttore, la disciplina che è necessario esaminare è duplice: potrebbero trovare applicazione, difatti, tanto le norme in materia di compravendita quanto quelle in materia di appalto.

In materia di vendita l’art. 1490 del Codice civile stabilisce che il venditore è tenuto a garantire che la cosa venduta sia immune da vizi che la rendano inidonea all’uso a cui è destinata o ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore.

In presenza dei predetti vizi il compratore può domandare a sua scelta la risoluzione del contratto o la riduzione del prezzo; inoltre il venditore è tenuto verso il compratore al risarcimento del danno, se non prova di avere ignorato senza colpa i vizi della cosa.

Tuttavia vige, per il compratore l’onere di denuncia dei vizi nel termine di 8 giorni dalla scoperta, che condiziona sia l’esercizio dell’azione di risoluzione e dell’azione di riduzione del prezzo previste dall’art. 1492 c.c., sia quella di risarcimento dei danni prevista dall’art. 1494 c.c.

Il compratore, infatti, decade dal diritto alla garanzia, se non denunzia i vizi al venditore entro otto giorni dalla scoperta e l’azione si prescrive, in ogni caso, in un anno dalla consegna.

In materia di appalto, l’articolo di riferimento è invece il 1669 c.c., che prevede che il costruttore sia responsabile nei confronti del committente per i vizi manifestatisi nel corso di dieci anni dal compimento dell’opera, purché sia fatta la denunzia dei vizi entro un anno dalla scoperta.
Anche in questo caso l’azione si prescrive in un anno.

Qualunque sia la normativa applicabile, a dispetto delle differenze dei termini e delle azioni esperibili, il venditore/appaltatore è responsabile per i vizi dell’immobile; è quindi possibile agire nei confronti del venditore per ottenere il risarcimento dei danni.

Svolgiamo la nostra attività al servizio prevalente dei condomini per l’assistenza nelle liti condominiali dovute alla violazione del regolamento o alla lesione dei propri diritti.

In tali ambiti i servizi offerti dallo Studio sono:

  1. Redazione ed invio di diffide per ottenere la cessazione delle molestie o della turbativa da parte di altro condomino o vicino;
  2. Assistenza nelle cause innanzi all’Autorità Giudiziaria per ottenere la tutela dei diritti del cliente ed il risarcimento del danno;
  3. Redazione ed invio di diffide;
  4. Gestione diretta di ogni trattativa con il condomino, il vicino o inquilino;
  5. Valutazione circa l’opportunità di intraprendere un giudizio per ottenere la cessazione della turbativa contraria al regolamento;
  6. Assistenza nel corso di ogni giudizio atto ad accertare l’illiceità della condotta di un condomino e condannarlo al risarcimento;
  7. Assistenza negli eventuali giudizi d’appello o di esecuzione;
  8. Assistenza nei giudizi di impugnazione delle delibere dell’assemblea di condominio.

L’intera attività è accompagnata da una costante e tempestiva informativa al Cliente e dall’immediato inoltro al medesimo della corrispondenza ricevuta.

Il contratto preliminare è un contratto con il quale le parti si obbligano a stipulare, in futuro, un contratto definitivo.

Il preliminare si utilizza prevalentemente in ambito immobiliare per pattuire le condizioni della vendita e, dato il valore degli immobili, garantire la serietà delle intenzioni delle parti.

Spesso il preliminare prevede il versamento di una caparra (art. 1385 c.c.), la cui funzione è quella di tutela preventiva del credito e di rafforzamento del contratto.
Nel momento in cui è inadempiente chi versa la caparra, l’altra parte recedere dal contratto e trattenerla.
Quando, invece, è inadempiente la parte che la riceve, l’altra può recedere dal contratto e esigere il doppio della caparra.

Se, invece, la parte non inadempiente ha interesse a richiedere la risoluzione del contratto, potrà chiedere il risaricimento del danno patito.

Se, infine, la parte non inadempiente preferisce richiedere l’esecuzione del contratto, la Legge le mette a disposizione uno strumento particolare che è l’esecuzione in forma specifica (art. 2932 c.c.).

Tale norma prevede che “Se colui che è obbligato a concludere un contratto non adempie l’obbligazione, l’altra parte, qualora sia possibile e non sia escluso dal titolo, può ottenere una sentenza che produca gli effetti del contratto non concluso“.

Nel caso di preliminare di compravendita, la sentenza disporrà il trasferimento della proprietà dell’immobile oggetto del contratto preliminare.

I rapporti con lo Stato (nelle sue varie tipologie di Pubbliche Amministrazioni) possono essere “complicati”.

Sanzioni amministrative, contravvenzioni al codice della strada, accertamenti fiscali e cartelle esattoriali possono riguardare chiunque e, spesso, vi sono casi in cui le sanzioni comminate sono sproporzionate oppure illegittime ed il cittadino si trova a doversi difendere in un confronto che non è certo ad armi pari.

Lo si può affermare con franchezza, al di là dell’affermazione di principio sulla parità nel contraddittorio.

Il sistema sanzionatorio amministrativo e tributario è organizzato con una serie di scadenze e termini perentori che se da un lato mirano a garantire l’effettività della sanzione (interesse pubblico), dall’altro mettono in seria difficoltà il privato che si trova urgentemente alla ricerca di un aiuto qualificato in extremis.

Allo stesso modo, le specifiche modalità di aggressione del patrimonio da parte delle Pubbliche Amministrazioni (prima fra tutte l’Agenzia delle Entrate – Riscossione, ex Equitalia) sono invasive e spesso non soggette ad un controllo giudiziario (salva la possibilità di opposizione da parte del cittatino).

Risulta quindi fondamentale un punto di riferimento per azioni tempestive.

Le sanzioni amministrative (siano esse relative ad una violazione del codice della strada o di altre norme speciali) possono essere impugnate innanzi all’Autorità Giudiziaria competente per materia o valore. Spesso i termini per l’impugnazione sono indicati sull’atto di erogazione della sanzione e sono perentori.

Le cartelle esattoriali devono essere attentamente esaminate per valutarne i presupposti e per determinare la migliore modalità di “estinzione” delle stesse.
Difatti, nell’ambito in costante evoluzione del diritto tributario, nel corso degli anni sono stati introdotti una serie di istituti volti a deflazionare il contenzioso che vanno dalla formalizzazione dell’autotutela anche in ambito tributario, alle possibilità di adesione agli accertamenti, allo strumento della mediazione ed, infine, alla possibilità di rateazione.

Offriamo consulenza ed assistenza alle persone coinvolte in procedimenti penali su reati quali:

  • Guida in stato di ebbrezza;
  • Guida sotto l’effetto di sostanze;
  • Maltrattamenti in famiglia;
  • Mancato mantenimento dei figli e del coniuge;
  • Lesioni Personali.

BERGAMO LEGAL, infine, assiste i propri clienti nei procedimenti penali derivanti da malpractice medica e sinistri stradali.

Il nostro team offre assistenza e consulenza ai soci ed agli amministratori di società di persone e di capitali nelle seguenti questioni:

  • Corporate governance
  • Patti parasociali
  • Contrattualistica societaria
  • Rapporti con intermediari finanziari
  • Esportazioni e commerci internazionali
  • Arbitrato societario

L’intera attività è accompagnata da una costante e tempestiva informativa al Cliente e dall’immediato inoltro al medesimo della corrispondenza ricevuta.

Bergamo Legal offre sempre, inoltre, consulenza ed assistenza al Cliente presso lo Studio, telefonicamente o in videoconferenza.

Bergamo Legal svolge questa attività al servizio prevalente degli eredi che intendano ottenere la divisione del patrimonio ereditario (beni mobili e/o immobili).

Alla luce del disposto degli artt. 713 e 1111 c.c., ciascuno dei partecipanti ha diritto di chiedere lo scioglimento della comunione.

Nella c.d. comunione indivisa, ciascuno dei coeredi non diventa proprietario di una determinata parte di bene comune, ma acquista una quota ideale sul tutto.

Pertanto il mancato godimento dell’intero bene comune o anche solo della propria quota consente ad un coerede l’esercizio del diritto a percepire la propria quota di frutti prodotti dal bene.

In questo ambito ci occupiamo di:

  • Assistenza stragiudiziale per il raggiungimento di un accordo sulla divisione.
  • Assistenza nel procedimento di mediazione obbligatoria.
  • Valutazione circa l’opportunità di instaurare un giudizio.
  • Assistenza nel corso del giudizio di divisione.

Quando il conduttore non paga regolarmente il canone, è possibile chiedere al Tribunale la convalida dello sfratto per ottenere il rilascio dell’immobile ed il pagamento delle spese e canoni insoluti.

L’assistenza nel procedimento per lo sfratto per morosità si articola come segue:

  1. redazione e notifica di atto di intimazione di sfratto per morosità e contestuale citazione per la convalida;
  2. iscrizione della causa al ruolo;
  3. partecipazione alle udienze innanzi al Giudice;
  4. eventuale richiesta di decreto ingiuntivo;
  5. redazione e notifica atto di precetto per il rilascio e/o il pagamento;
  6. assistenza nel processo d’esecuzione dello sfratto;
  7. eventuale assistenza nel recupero del credito.

L’esito dell’udienza chiamata per la convalida dello sfratto dipende principalmente dal comportamento del conduttore.

Questi può presentarsi o meno. Se non si presenta, il Giudice, ove venga resa dichiarazione circa il persistere della morosità convalida lo sfratto. Se si presenta può saldare “banco iudicis” la morosità oppure chiedere il c.d. termine di grazia (solitamente circa 90 giorni) per provvedere al pagamento.

Se, invece, non salda la morosità ma si oppone allo sfratto, il Giudice ne valuterà le motivazioni.
Se non appaiono fondate, il Tribunale convaliderà lo sfratto, disponendo la prosecuzione del processo per una valutazione più approfondita dei motivi di opposizione.

L’ordinanza di convalida dello sfratto conterrà il termine a partire dal quale si potrà eseguire il provvedimento.
Unitamente alla convalida il Giudice può emettere decreto ingiuntivo per il pagamento dei canoni scaduti ed a scadere nonché di tutte le spese accessorie e di lite.
Ottenuta la convalida e decorso il termine, sarà necessario:

  • notificare il provvedimento al conduttore unitamente ad atto di precetto per il rilascio.
  • chiedere all’Ufficiale Giudiziario di procedere all’esecuzione dello sfratto.

In media, innanzi al Tribunale di Bergamo, per ottenere ed eseguire uno sfratto sono necessari circa tra i sei ed i dodici mesi.

Recuperiamo i crediti in maniera semplice ed efficace.

Il nostro team svolge l’attività al servizio di Privati, Professionisti e Imprese che abbiano difficoltà ad ottenere la restituzione di un prestito, l’adempimento di un’obbligazione pecuniaria, il pagamento per le proprie prestazioni, servizi o forniture.

I nostri servizi:

  1. Diffide e solleciti di pagamento al debitore
  2. Recupero stragiudiziale dei crediti
  3. Indagini sul patrimonio del debitore
  4. Transazioni e piani di pagamento
  5. Recupero giudiziale dei crediti
  6. Ricorsi per decreto ingiuntivo e di atti di precetto
  7. Procedure esecutive
  8. Procedure fallimentari
  9. Insinuazioni al passivo

L’intera attività nei confronti del debitore è accompagnata da una costante e tempestiva informativa al Cliente e dall’immediato inoltro al medesimo della corrispondenza ricevuta da parte del debitore.

Richiedi un preventivo entro 24 ore

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  • un pacchetto da 10 diffide
  • un preventivo per l’assistenza continuativa

Una volta che si è in possesso di un titolo esecutivo (quali ad esempio: assegni o cambiali protestati, un decreto ingiuntivo, una sentenza di condanna, un atto notarile), è possibile cercare di recuperare un credito, esperendo una procedura esecutiva (pignoramento).

La procedura giudiziale più veloce, per ottenere il proprio danaro, è sicuramente il pignoramento presso terzi.

Nel caso il debitore sia titolare di un conto corrente, sarà possibile procedere a pignorarne il saldo creditore, fino alla soddisfazione del proprio credito.

Per individuare la o le banche di un debitore si può ricorrere ad un investigatore privato oppure formulare istanza di accesso alle banche dati dell’Agenzia delle Entrate.

Una volta individuato la banca, le si può poi notificare l’atto di pignoramento, fissando – solitamente entro un paio di mesi – l’udienza nella quale il Giudice dell’Esecuzione emetta il provvedimento di assegnazione delle somme pignorate.

Assistiamo chiunque abbia subito un danno ingiusto, patrimoniale o meno, da una condotta illecita altrui, e ne chieda il risarcimento, ricorrendo, eventualmente, alla Giustizia per far valere i propri diritti.

Il risarcimento è il ristoro dovuto a chi subisce un danno di natura patrimoniale o non patrimoniale e la “lesione” può nascere da una condotta illecita extracontrattuale o contrattuale.

Responsabilità extracontrattuale

Nel nostro ordinamento vige il principio del neminem laedere il quale prevede che ciascuno deve comportarsi in modo da non recare pregiudizio agli altri.

Questo principio è contemplato dall’art. 2043 C.C. che disciplina l’illecito extracontrattuale ed è applicabile nei casi in cui un soggetto viola una regola di civile convivenza tenendo una condotta scorretta, intenzionale o dettata da scarsa attenzione e coscienza crea un danno altrui.

L’illecito civile è strutturalmente composto da una condotta materiale antigiuridica dolosa o colposa, un nesso di causa e un danno ingiusto.

Gli elementi che ne derivano sono:

  • condotta antigiuridica: l’illecito civile si configura quindi nel momento in cui si viola una norma civilistica. Trattasi di un illecito atipico, poiché comprende tutti i casi in cui una condotta intenzionale o colposa lieve o grave, attiva od omissiva, causa un danno;
  • nesso di causalità: un soggetto tuttavia è responsabile dell’obbligo risarcitorio solo se la sua condotta è ricollegabile causalmente all’evento dannoso;
  • danno ingiusto: la norma dispone: “Qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che lo ha commesso a risarcire il danno.” L’ingiustizia può essere fatta valere dalla parte che ha subito il danno ogni volta in cui è frutto di una condotta contraria alla legge.

Responsabilità contrattuale

La disciplina civilistica prevede il risarcimento del danno anche in caso di violazione degli obblighi contrattuali. La responsabilità contrattuale si configura nel caso in cui il soggetto obbligato non adempie l’obbligazione prevista dall’accordo intercorso, ma anche in presenza di un adempimento inesatto o tardivo.
Fonti dell’obbligo contrattuale non sono solo i contratti.

Le fonti sono infatti tipiche (contratti) e atipiche (legge, arricchimento senza causa, promesse unilaterali, contatto sociale, gestione di affari, pagamento dell’indebito e qualunque altro atto o fatto idoneo). Il debitore nell’adempiere l’obbligazione contrattuale deve uniformarsi alla condotta del buon padre di famiglia, mentre in caso di comportamento negligente è responsabile per colpa e deve risarcire il danno. Questo in linea generale.

In caso di obbligazioni derivanti dallo svolgimento di attività professionale infatti il grado di diligenza richiesta deve essere commisurato al tipo di prestazione ed è pertanto è superiore a quella media del pater familias.

Il risarcimento e l’indennizzo

Contrariamente al risarcimento del danno, dovuto in caso di condotte illecite, l’indennizzo è previsto al di fuori di comportamenti che si pongono in contrasto con l’ordinamento. In queste situazioni la legge prevede che venga riconosciuto al soggetto leso un importo in grado di riequilibrare una situazione che presenta il solo rischio di diventare illecita.

Inoltre, mentre il risarcimento ha la finalità di ripristinare la situazione preesistente al danno, l’indennizzo ha una mera funzione riparatoria, che non è necessariamente commisurata al pregiudizio (art. 2045 c.c.: se un soggetto tiene una condotta pregiudizievole per la necessità di salvare se stesso o altri dal pericolo di un danno grave e inevitabile, al danneggiato spetta un indennizzo a titolo di equa riparazione, la cui entità è rimessa all’apprezzamento del Giudice).

Il risarcimento del danno non patrimoniale

Le sentenze gemelle S.U. n. 26972 – 26973 – 26974 – 26975/ 2008, hanno chiarito definitivamente quali sono le voci risarcibili di cui è possibile chiedere il ristoro in caso di danno (lesioni) alla persona.

Sinteticamente il contenuto è il seguente: “La categoria del danno non patrimoniale attiene ad ipotesi di lesione di interessi inerenti alla persona, non connotati da rilevanza economica o da valore scambio ed aventi natura composita, articolandosi in una serie di aspetti (o voci) con funzione meramente descrittiva (danno alla vita di relazione, danno esistenziale, danno biologico, ecc.); ove essi ricorrano cumulativamente occorre, quindi, tenerne conto, in sede di liquidazione del danno, in modo unitario, al fine di evitare duplicazioni risarcitorie, fermo restando, l’obbligo del giudice di considerare tutte le peculiari modalità di atteggiarsi del danno non patrimoniale nel singolo caso, mediante la personalizzazione della liquidazione (Cass. n. 21716/2013; n. 1361/2014; S.U. n. 26972/2008).

Non è, pertanto, ammissibile nel nostro ordinamento l’autonoma categoria del “danno esistenziale” in quanto tutti i pregiudizi di carattere non economico, concretamente patiti dalla vittima, rientrano nell’unica fattispecie del “danno non patrimoniale” di cui all’art. 2059 c.c.

Tale danno, infatti, in base ad una interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 2059 c.c., costituisce una categoria ampia, comprensiva non solo del c.d. danno morale soggettivo, ma anche di ogni ipotesi in cui si verifichi un’ingiusta lesione di un valore inerente alla persona, dalla quale consegua un pregiudizio non suscettibile di valutazione economica, purché la lesione dell’interesse superi una soglia minima di tollerabilità (giacché il dovere di solidarietà di cui all’art. 2 Cost. impone di tollerare le intrusioni minime nella propria sfera personale, derivanti dalla convivenza) e purché il danno non sia futile e, cioè, non consista in meri disagi o fastidi (Cass. n. 26972/2008; n. 4053/2009).

Alla luce della bi-polarità tra danno patrimoniale (art. 2043 c.c.) e danno non patrimoniale (art. 2059 c.c.), si ritiene, infine, che quest’ultimo debba essere risarcito non solo nei casi previsti dalla legge ordinaria, ma anche ove ricorra la lesione di valori della persona costituzionalmente protetti cui va riconosciuta la tutela minima risarcitoria (Cass. n. 15022/2005).

Ne emerge che il danno non patrimoniale comprende le categorie descrittive del biologico, morale ed esistenziale, che non rappresentano pertanto voci distinte e autonome.

Risarcimento del danno patrimoniale

Il danno patrimoniale si verifica ogni volta in cui un soggetto subisce ripercussioni negative sul patrimonio a causa di un inadempimento contrattuale o un illecito extracontrattuale.

I criteri per determinarlo sono stabiliti dagli artt. 1223, 1226 e 2056 C.C. e le voci che lo compongono sono: il danno emergente (ovvero attuale e immediato che si realizza con la diminuzione delle sostanze patrimoniali, come a mero titolo esemplificativo le spese mediche per un intervento correttivo dopo una prestazione errata, spese di riparazione dell’automobile cagionate da un sinistro stradale); ed il lucro cessante (danno futuro che si manifesta attraverso il mancato guadagno e la perdita di future opportunità lavorative).

Alcune fattispecie frequenti

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