Sezione Speciale Separazione

Archivio mensile Aprile 2020

Daiana Chiappa DiDaiana Chiappa

Settore Giustizia e D.L. 23/2020

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, il decreto legge n. 23 dell’8 aprile 2020 con misure urgenti in materia di accesso al credito e di adempimenti fiscali per le imprese, di poteri speciali nei settori strategici, nonché interventi in materia di salute e lavoro, di proroga di termini amministrativi e processuali.

Nello specifico, le parti del decreto relative al settore giustizia sono gli articoli 5, 10, 29, 36 e 37 anticipando che la sospensione dei termini è stata prorogata fino all’11 maggio 2020.

1) Codice della Crisi d’Impresa e dell’insolvenza (decreto legislativo 12.01.2019 n. 14): con l’articolo 5 viene posticipata al 1 settembre 2021 l’entrata in vigore del Codice della Crisi d’Impresa e dell’insolvenza (decreto legislativo 12.01.2019 n. 14).

2) Ricorsi e richieste per la dichiarazione di fallimento e dello stato di insolvenza: il decreto (articolo 10) dispone la improcedibilità di tutti i ricorsi ai sensi degli articoli 15 e 195 del regio decreto 16.3.42 n. 267 e dell’articolo 3 del decreto legislativo 8 luglio 1999 n. 270, depositati nel periodo 9 marzo 2020 ed il 30 giugno 2020.

3) Processo Tributario: il decreto dispone (art. 29) per il processo tributario, anche per le parti che si siano costituite in giudizio mediante deposito tradizionale in cancelleria, l’obbligo della notifica telematica e del deposito telematico di tutti gli atti successivi; si ricorda che, prima di tale norma, il processo tributario telematico (PTT) era obbligatorio per i soli giudizi instaurati, in primo e secondo grado, con ricorso / appello notificato a partire dal 1° luglio 2019.

Nello stesso articolo, al comma II, si stabilisce che gli uffici giudiziari, in caso di omesso o parziale pagamento del contributo unificato, potranno procedere alla notifica degli atti sanzionatori anche tramite PEC, nel domicilio eletto o, in caso di mancata elezione del domicilio, la notifica potrà avvenire mediante deposito presso l’ufficio ed inoltre anche per il processo tributario, la sospensione dei termini viene prorogata all’11 maggio 2020 ex art. 36 del decreto in esame.

4) Termini processuali in materia di giustizia civile, penale, amministrativa, contabile, tributaria e militare: l’articolo 36 del decreto legge in esame, proroga fino al giorno 11 maggio 2020 la sospensione dei termini così come disposta, dall’art. 83 commi 1 e 2, del decreto legge 17 marzo 2020 n. 18, originariamente fissata fino al 15 aprile 2020.

Tale disposizione però non si applica ai procedimenti penali in cui i termini dell’art. 304 del codice di procedura penale, scadono nei sei mesi successivi all’11 maggio 2020.

Nel processo amministrativo sono ulteriormente sospesi, dal 16 aprile al 3 maggio 2020 inclusi, esclusivamente i termini per la notificazione dei ricorsi, fermo restando quanto previsto dall’art. 54 comma 3, dello stesso codice.

La proroga si applica anche a tutte le funzioni e attività della Corte dei Conti, così come elencate dal decreto legge 17.3.2020 n. 18 all’articolo 85.

5) Termine dei procedimenti amministrativi e dell’efficacia degli atti amministrativi in scadenza: l’’articolo 37 del decreto legge prevede poi che anche il termine già fissato dal DL 17.3.2020 n. 18 ai commi 1 e 5 dell’art. 103, viene prorogato dal 15 aprile 2020 al 15 maggio 2020.

Matteo Bertocchi DiMatteo Bertocchi

Soggiorno presso conoscenti. Possibile il rientro presso la propria residenza?

Il caso: una persona si trova ospite presso conoscenti in un’altra regione all’entrata in vigore delle misure restrittive della libera circolazione e chiede se può fare rientro alla propria residenza, in provincia di Bergamo

Il D.P.C.M. 22.03.2020, all’art. 1 comma I lett. b), prevede che sia “fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso rispetto a quello in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute; conseguentemente all’articolo 1, comma 1, lettera a), del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 marzo 2020 le parole «. E’ consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza» sono soppresse“.

Dal 22.03.2020, sono quindi state soppresse le parole “E’ consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza” dall’art. 1 comma I lett. a) del D.P.C.M. 08.03.2020.

Per tale ragione non è più possibile il rientro “libero” alla propria abitazione, fatto in ogni caso salvo il caso di “assoluta urgenza”.

Al riguardo, preciso che sul sito internet del Governo, nella sezione “Decreto #IoRestoaCasa, domande frequenti sulle misure adottate dal Governo” (http://www.governo.it/it/faq-iorestoacasa) è indicato espressamente, nella sezione “Spostamenti” alla domanda “Chi si trova fuori dal proprio domicilio, abitazione o residenza potrà rientrarvi?”: “È considerata un’assoluta urgenza il rientro a casa propria di chi non ha un’abitazione nel comune dove si trovava a titolo temporaneo (ad esempio per lavoro) il 22 marzo”.

Se da un lato la circostanza che vi sia una tale indicazione sul sito internet del Governo non ha rilevanza giuridica, cioè non vale quale “interpretazione autentica” in senso stretto, ovviamente ha un certo rilievo ai fini della tutela dell’affidamento circa la fonte da cui una tale comunicazione proviene.

Ciò significa che è sostenibile la necessità del rientro presso la residenza, posto che il soggiorno presso i conoscenti avveniva a mero titolo di ospitalità.

Oltre a ciò, qualora vi fossero necessità lavorative, per le quali il soggetto potrebbe trarre giovamento dal rientro, anche tale aspetto potrebbe essere considerato.

Da ultimo rilevo che, a far data dal 26 marzo 2020, per la previsione dell’art. 4 comma I del D.L. 19 del 25.03.2020, “il mancato rispetto delle misure di contenimento di cui all’articolo 1, comma 2, individuate e applicate con i provvedimenti adottati ai sensi dell’articolo 2, comma 1, ovvero dell’articolo 3, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 400 a euro 3.000 e non si applicano le sanzioni contravvenzionali previste dall’articolo 650 del codice penale o da ogni altra disposizione di legge attributiva di poteri per ragioni di sanita’, di cui all’articolo 3, comma 3“.

Ciò significa che la violazione dell’obbligo di spostarsi dal comune nel quale ci si trova, salvo che il fatto costituisca diverso reato, è punita esclusivamente con una sanzione amministrativa di € 400 (solitamente la sanzione comminata è quella minima edittale, fatta salva la presenza di fatti gravi o “circostanze aggravanti“, ad esempio l’uso di un veicolo che comporta un aumento della sanzione di un terzo).

Oltretutto, a tale sanzione, irrogata dal Prefetto, si applicano i commi 1, 2 e 2.1 dell’articolo 202 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, in materia di pagamento in misura ridotta.

Ciò significa che l’importo della sanzione è ridotto del 30% se il pagamento è effettuato entro cinque giorni dalla contestazione o dalla notificazione.

Quanto sin qui consente di trarre le seguenti conclusioni:

– il rientro potrebbe essere giustificato;

– ove non lo fosse, la sanzione prevista – se pagata tempestivamente – potrebbe ammontare ad € 280 e non avrebbe rilevanza penale;

– in ogni caso è necessario il rispetto delle modalità di circolazione (DPI e Droplet).

Daiana Chiappa DiDaiana Chiappa

emergenza Covid-19: sospese le visite del genitore non collocatario se residente in comune diverso.

Contrariamente a quanto in precedenza deciso dal Tribunale di Milano lo scorso 11.03.2020, il Tribunale di Bari con un provvedimento emesso inaudita altera parte, in accoglimento di apposita istanza ha sospeso gli incontri tra il padre ed il figlio minore, collocato presso la madre e residente in un comune diverso da quello di residenza paterna.

Ha osservato il Tribunale come le misure restrittive adottate dal Governo per contrastare l’epidemia da Coronavirus (da ultimo D.P.C.M. del 22.03.2020) abbiano lo scopo di limitare i movimenti sul territorio, con conseguente sacrificio di tutti i cittadini compresi genitori e figli.

Orbene, ad avviso del giudice barese non è possibile verificare se il minore, durante l’incontro con l’altro genitore, sia stato esposto a rischio sanitario: questo costituisce, pertanto, un pericolo per coloro che il minore stesso ritroverà al rientro presso l’abitazione del genitore collocatario; ed inoltre nell’attuale momento storico, il diritto – dovere dei genitori e dei minori di incontrarsi è subordinato rispetto alle limitazioni alla circolazione delle persone, imposte per ragioni sanitarie.

Per tali ragioni è stato ritenuto necessario interrompere gli incontri padre – figlio, disponendo che il diritto di visita venisse esercitato soltanto con modalità a distanza (video chiamata) secondo il calendario già stabilito.

In buona sostanza dalla disamina del provvedimento in esame emerge una rigida lettura e applicazione dell’art. 1, lett. b) del D.P.C.M. 22 Marzo 2020, secondo cui “è fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso rispetto a quello in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute”.

Ne deriva, quindi, che l’esercizio del diritto di visita (fatta eccezione per i casi di “assoluta urgenza”, tali da giustificare lo spostamento del genitore verso il figlio, o viceversa, in un comune diverso da quello in cui attualmente si trovano), non pare potersi ricondurre ad alcuna delle ipotesi eccezionali sopra indicate.

Benché sul sul sito istituzionale governo.it (aggiornato al 28 Marzo 2020), alla sezione FAQ si legge che “gli spostamenti per raggiungere i figli minorenni presso l’altro genitore o comunque presso l’affidatario, oppure per condurli presso di sé, sono consentiti, in ogni caso secondo le modalità previste dal giudice con i provvedimenti di separazione o divorzio”, questo andrebbe inteso ai soli spostamenti all’interno del medesimo comune, non essendo, invece, consentiti, salvo ipotesi eccezionali, spostamenti da un comune all’altro.

Come ricordato nell’introduzione del presente commento a conclusione difforme era, invece, pervenuto il Tribunale di Milano, con decreto dell’11 Marzo 2020, il quale però aveva interpretato la previsione vigente all’epoca ovvero l’art. 1, comma 1, lett. a), del D.P.C.M. 8 Marzo 2020 che è stata poi modificata dal successivo D.P.C.M. del 22 Marzo (applicato dal Tribunale di Bari) e che ha soppresso l’inciso “E’ consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza”.

In conclusione l’apparente difformità delle conclusioni assunte nei due provvedimenti giudiziali trova la sua ragione nelle diverse disposizioni normative applicate, le quali si sono succedute rapidamente nel tempo, in parallelo all’aggravarsi dell’emergenza sanitaria e all’inasprimento delle misure di “isolamento sociale”.

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